2008-08-05 - Continua il rafforzamento della crescita dell’economia statunitense che su base trimestrale è passata dal picco massimo del +3,9% registrato nel periodo Luglio Settembre 07 ( all’inizio della cosiddetta “crisi finanziaria del subprime”), al minimo del + 0,6% del periodo Ottobre Dicembre 07, al + 1% in ripresa del periodo Gennaio Marzo 08 per giungere al +1,9% del periodo Aprile Giugno 08. Vi sono analisti che ritengono poco attendibile il dato del Prodotto Interno Lordo in quanto il dato previsionale viene comunicato con un ritardo di un mese rispetto al periodo di riferimento e quello definitivo ben due mesi dopo. Ad esempio il dato del primo trimestre 2008, determinato previsionalmente a fine Aprile in una crescita del +0,6%, è stato poi corretto a fine Maggio con la diffusione del dato definitivo nel +1%. Riteniamo che queste considerazioni possano avere anche un certo fondamento se prendiamo in considerazione esclusivamente i mercati borsistici. Ma riteniamo anche che l’andamento del PIL sia estremamente rilevante per mercati quali quello degli investimenti immobiliari. Soprattutto perché la crescita del PIL statunitense si è registrata contestualmente ad una frenata delle vendite immobiliari che in particolare per le nuove abitazioni ha registrato dai massimi del 2005 un rallentamento con punte del 40%. Non possiamo dare per scontato che una parte della ricchezza prodotta si riversi nel mattone, troppe sono le componenti chi influiscono sulle decisioni di investimento e che potrebbero far attendere ancora gli investitori. Ma proprio per il peso che il settore immobiliare ha sempre rappresentato nella composizione del PIL nordamericano qualora si verificasse una ripresa anche parziale nelle vendite immobiliari questo porterebbe ad una ulteriore e rilevante crescita del PIL alimentando un circolo virtuoso. D’altra parte riteniamo che l’assoluto pessimismo che predomina su buona parte dei commentatori, degli analisti e degli investitori, rappresenti la fase terminale di un ciclo. L’eccesso di pessimismo ha infatti da sempre accompagnato la fase terminale di una mercato in frenata così come l’eccesso di ottimismo ha sempre accompagnato la fine di un mercato in accelerazione. A questo proposito ci ha colpito in particolar modo il feroce commento di una giornalista economica che proprio a proposito del dato della crescita statunitense da noi sopra riportato, durante il telegiornale RAI ha espresso affermazioni quali: “negli Stati Uniti si riaffaccia il pericolo di recessione” e la motivazione di tale tesi sarebbe una “crescita sotto le aspettative”. A dire il vero non ricordiamo con esattezza se è stata pronunciata anche la parole “subprime”, il termine anglosassone più conosciuto dalle massaie italiane, ma visto che siamo maliziosetti non lo escludiamo del tutto. Giusto per chiarire: la crescita sotto le aspettative sarebbe quella sotto le aspettative degli “analisti” che si aspettavano una crescita del 2% rispetto all’1,9% diramato. Ripetiamo al di là delle opinioni, tutte legittime ovviamente, posizioni dominanti così “talebane” ci confermano nella convinzione che ci si sta avvicinando alla fine di un ciclo anche se ovviamente è impossibile determinarne la tempistica esatta. Non ci resta che attendere ancora una volta gli avvenimenti.