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2008-08-20 - Apertura debole oggi per il dollaro che ha risentito dei dati macro di ieri che segnalano una ripresa dell’inflazione con un aumento dei prezzi all’ingrosso superiore alle attese. I prezzi all’ingrosso sono quelli meno soggetti ad “interventi statistici di abbellimento” come spesso avviene all’interno dei panieri di prezzi al consumo, opportunamente selezionati negli USA come in Europa, secondo una visione “politica”. Il mercato ha pertanto reagito in modo allarmato all’uscita del dato. I timori sono legati alla possibilità di uno scenario di stagflazione, ciò bassa crescita e aumento dei prezzi. Situazione molto temuta dale Banche Centrali perché fornisce poche possibilità di intervento. Prosegue intanto l’azione della magistratura USA che sta costringendo, dopo la Banca Svizzera UBS anche altre importanti istituti finanziari USA a riacquistare le obbligazioni “poco trasparenti” vendute tra i risparmiatori americani. Intanto continuano le notizie relative a possibili svalutazioni di asset nel mercato del credito. Lehman Brothers potrebbe prossimamente svalutare crediti in portafoglio per 4 miliardi di dollari, secondo indiscrezioni riportate ieri. L’impressione è che si voglia stemperare nel tempo l’impatto delle perdite che le banche stanno soffrendo per la crisi finanziaria, sperando che poco alla volta le Banche possano tornare in una situazione di maggior equilibrio. Su questo fronte sembra che sia la FED che la BCE siano perfettamente allineate, mentre non lo sono affatto sulla politica con la quale affrontano la situazione. Il vero problema per i risparmiatori statunitensi in questo momento è che i tassi attivi obbligazionari sono almeno di 2 punti al di sotto dell’inflazione. Gli investimenti delle famiglie invece sono bloccati dai tassi passivi molto elevati con una forbice che si è ulteriormente allargata tra tassi passivi e tassi attivi. E’ ovvio che di questo si giovano i bilanci delle Banche, meno le tasche dei risparmiatori. Ma questo accade anche in Europa. Per il dollaro è presto per dire se questa inversione di tendenza, rispetto al recupero registrato nei giorni scorsi sull’euro, si consoliderà nei prossimi giorni. E’ comunque probabile che la moneta statunitense si manterrà debole sino a quando non saranno terminati i problemi relativi alla crisi finanziaria in atto.